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Per la sanità le autonomie regionali devono essere ridotte al minimo

Comunicato Stampa

Pubblicato il 02/03/2018

 

 

AAROI-EMAC: sempre più necessaria una Riforma del Titolo V

La firma dei pre accordi per la autonomia da parte di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna rischia di avere ripercussioni gravissime sul SSN, accentuando ulteriormente l’anomalia di un Paese in cui, allo stato attuale, ci sono di fatto 21 Servizi Sanitari Regionali differenti dal punto di vista della normativa, delle risorse, delle condizioni di lavoro e della tutela della salute dei cittadini.  

L’AAROI-EMAC in diverse occasioni ha invece espresso la necessità di una riforma del Titolo V che vada esattamente nel verso contrario, riducendo al minimo indispensabile le autonomie regionali in ambito sanitario. E’ un tema di fondamentale importanza che, almeno per quanto riguarda il SSN, per noi dev´essere affrontato attraverso una riforma mirata, non annegata in altre modifiche costituzionali come accaduto nel referendum del 4 dicembre 2017.

Quanto si legge - relativamente alla sanità – nei pre accordi per la autonomia lascia fortemente perplessi in particolare perché andrebbe a sancire una discrezionalità regionale su temi già regolamentati a livello nazionale che riguardano, ad esempio, il personale e i medici in formazione.

L’AAROI-EMAC ribadisce con convinzione di essere a favore di un SSN universale e uniforme affinché il diritto alla salute sia garantito equamente in tutte le Regioni. Un traguardo che è possibile raggiungere attraverso la riforma e prevedendo - tra l’altro - che alle Istituzioni di governo centrale del SSN sia imposto e concesso di dover e di poter intervenire sulle plurisperimentate condotte illecite regionali e aziendali in tema di organizzazione del lavoro e di garanzia non solo dei LEA, ma anche, ed in via preliminare e strutturale, di adeguate dotazioni di personale e, più in generale, di condizioni di lavoro idonee ad assicurare a cittadini ed operatori qualità e sicurezza.

Lo scrivevamo nel 2014, torniamo a ribadirlo oggi quando il rischio a quanto pare è diventato quasi realtà: “Il SSN deve cessare di essere una strada frazionata in ventuno corsie diverse tra loro, quelle di altrettanti Sistemi Sanitari Regionali con servizi erogati ai Cittadini in modo ingiustamente disomogeneo”.

 

 

 

 

 

 

 

 

              

 

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