{"id":27631,"date":"2022-05-09T13:00:00","date_gmt":"2022-05-09T11:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.aaroiemac.it\/notizie\/?p=27631"},"modified":"2022-05-09T15:36:53","modified_gmt":"2022-05-09T13:36:53","slug":"intersindacale-fvg-in-difesa-della-sanita-pubblica-e-dei-professionisti-della-salute","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aaroiemac.it\/notizie\/?p=27631","title":{"rendered":"Intersindacale FVG: in difesa della Sanit\u00e0 Pubblica e dei Professionisti della Salute\u00a0"},"content":{"rendered":"\n<p>Abbiamo pi\u00f9 volte ricordato il ruolo delle associazioni sindacali della dirigenza medica e sanitaria, vere rappresentanti dei Professionisti della Salute, chiamati spesso angeli ed eroi o addirittura martiri (se ricordiamo il numero dei circa 400 tra Medici e Odontoiatri deceduti nel corso della pandemia), ma soltanto nei momenti difficili. Queste associazioni rivestono un indiscusso ruolo sociale nella tutela e nel miglioramento dei servizi sanitari, come d\u2019altronde ricordato nel Titolo II del CCNL 2016-18: \u201c<em>\u2026 Attraverso il sistema delle relazioni sindacali: si attua il contemperamento della missione di servizio pubblico delle aziende ed enti a vantaggio degli utenti e dei cittadini con gli interessi dei dirigenti a migliorare le condizioni di lavoro, di sicurezza clinica e di crescita professionale; si migliora la qualit\u00e0 delle decisioni assunte; si sostengono la crescita professionale, le condizioni di lavoro e l\u2019aggiornamento dei dirigenti, nonch\u00e9 i processi di innovazione organizzativa e di riforma della pubblica amministrazione\u2026<\/em>\u201d.<br>Tuttavia, si ha l\u2019impressione che le associazioni sindacali della dirigenza siano considerate utili soltanto quando approvano, ma inutili o da ignorare quando criticano o suggeriscono modifiche alle decisioni politiche. Assai spesso i loro pareri negativi vengono addirittura identificati o additati come prodotto di conflittualit\u00e0 e difesa corporativistica. I risultati del mancato ascolto sono purtroppo evidenti a distanza, con rilevanti effetti negativi sul sistema sanitario regionale, mentre molte problematiche di questi anni avrebbero potuto essere evitate o ridotte con un maggiore coinvolgimento di queste associazioni da parte dei decisori politici, e con un minor ricorso a proclami e promesse non mantenute.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra queste \u00e8 emblematica quella del potenziamento del territorio, pi\u00f9 volte declamato nel periodo pandemico. Non vi \u00e8 mai stato un programma dettagliato di come questo processo possa avvenire. L\u2019impressione \u00e8 che, ancor oggi, siamo di fronte alla solita promessa mai mantenuta da venticinque anni a questa parte. Sembra quasi che il potenziamento del territorio significhi in realt\u00e0 il voler potenziare il privato per un\u2019offerta di servizi indispensabili al cittadino, senza costituire quella rete virtuosa tra servizi con la regia del servizio sanitario regionale, che possa garantire un approccio a 360\u00b0 delle problematiche. Dichiarare \u201cpotenzieremo il territorio\u201d non \u00e8 garanzia che quel territorio, ancorch\u00e8 potenziato, sia efficiente rispetto alla comunit\u00e0, dato che \u00e8 mancata negli anni ogni discussione con i cittadini, con gli operatori e con tutti i portatori di interesse. Senza un processo che tenga conto della voce e della partecipazione attiva della societ\u00e0 si rischia, come gi\u00e0 tante altre volte accaduto, di costruire castelli sulla sabbia.<\/p>\n\n\n\n<p>Sempre per quanto riguarda la recente storia pandemica, i dati che segnalano la pi\u00f9 alta mortalit\u00e0 per Covid in Italia (3 volte la media nazionale, con Trieste maglia nera 8 volte), meritano un\u2019analisi approfondita: capire quali siano le ragioni esterne, e quali quelle interne, \u00e8 interesse di tutti. Sarebbe sbagliato cogliere l\u2019occasione per facili polemiche politiche o attribuire le responsabilit\u00e0 alla Giunta regionale in carica. Tuttavia, alcuni elementi generali meritano una riflessione.<\/p>\n\n\n\n<p>Negli ultimi 15 anni sono stati commessi, secondo chi scrive, 5 errori gravi nella politica sanitaria le cui conseguenze vanno oltre il dato contingente. Di fatto, l\u2019ultima Giunta ad aver governato con una visione strategica il servizio sanitario regionale del Friuli Venezia Giulia \u00e8 probabilmente stata quella di Riccardo Illy: nonostante ci\u00f2, purtroppo, il primo errore appartiene a quell\u2019epoca. La Giunta aveva predisposto ed approvato, con l\u2019autorevole supporto dell\u2019Universit\u00e0 Bocconi, una proposta di riforma che istituiva in questa Regione 3 aziende sanitarie, una per ciascuna Area Vasta, in continuit\u00e0 logica con la riforma precedente, la L.R. 13 del 1995, approvata nella VII^ legislatura.<\/p>\n\n\n\n<p>A quell\u2019assetto siamo pervenuti da poco, con oltre dieci anni di ritardo, perch\u00e9 quella Giunta non ebbe il coraggio di portare la riforma all\u2019approvazione del Consiglio Regionale per l\u2019avvicinarsi delle elezioni: il Presidente Illy riconobbe successivamente di aver sbagliato.<\/p>\n\n\n\n<p>Il secondo grave errore fu commesso dalla successiva Giunta Tondo, con l\u2019abolizione dell\u2019Agenzia Regionale della Sanit\u00e0: di fatto il sistema ha perso il proprio cervello, proprio in anni nei quali la complessit\u00e0 aumentava esponenzialmente. Da allora hanno cominciato a venir meno elementi fondamentali per la capacit\u00e0 di analisi, programmazione strategica e gestione del sistema e nessuno ha saputo vicariare quelle attivit\u00e0: anche questo errore fu onestamente riconosciuto a distanza dal Presidente Tondo. Per la verit\u00e0, nel corso di quella legislatura, vi fu un altro grave strappo istituzionale: la revoca di una intesa gi\u00e0 firmata tra il Rettore dell\u2019Universit\u00e0 di Udine e il Presidente della Giunta per la nomina del Direttore Generale del pi\u00f9 grande ospedale della Regione, il Santa Maria della Misericordia di Udine. Le ragioni di un simile clamoroso caso di rottura istituzionale sono ancora in parte poco chiare, ma molte testimonianze attribuiscono la scelta alla preoccupazione di alcuni cattedratici rispetto all\u2019arrivo di un Direttore Generale autorevole e preparato. Questa preoccupazione giunse all\u2019orecchio del Rettore e lo strappo vi fu. Alcuni di loro hanno poi riconosciuto di aver sbagliato, anche se diversi episodi occorsi in quell\u2019ospedale negli anni seguenti evidenziano oltre ogni ragionevole dubbio che gli interessi dell\u2019Universit\u00e0 contrastanti con quelli del Servizio Sanitario Regionale trovarono ascolto, a danno del sistema.<\/p>\n\n\n\n<p>Il terzo errore \u00e8 stato della Giunta Serracchiani: la riforma, approvata nonostante i suggerimenti e le critiche delle associazioni sindacali della dirigenza medica e sanitaria, realizzava un sistema di aziende sanitarie del tutto prive di logica territoriale, senza la possibilit\u00e0 di costruzione di un sistema ospedaliero Hub &amp; Spoke (che andava imponendosi come modello necessario per far fronte alla prorompente innovazione della medicina). In pi\u00f9, errore nell\u2019errore, la concessione di un potere straordinario alle Universit\u00e0 (ottenuto con un emendamento fatto passare di nascosto in una finanziaria) affrancava la nostra regione (unica in Italia) dal rispetto della legislazione nazionale sui rapporti Universit\u00e0 Regioni. Serracchiani non cap\u00ec una cosa fondamentale, che oggi comincia ad essere elencata nelle piattaforme riformatrici di alcuni sindacati medici: le logiche con cui vengono selezionati ricercatori, professori associati ed ordinari sono del tutto peculiari. \u00c8 ben documentato che l\u2019Universit\u00e0 italiana, con poche lodevoli eccezioni, con la sua caratteristica autoreferenzialit\u00e0, non figura nelle posizioni di testa dei diversi ranking internazionali (a differenza del Sistema Sanitario): tra le ragioni \u00e8 spesso citato il metodo di selezione dei docenti, condizionato da nepotismo, clientelismo e ragioni di appartenenza a gruppi, pi\u00f9 che dal merito, come emerso anche recentemente da molte indagini e procedimenti giudiziari in pi\u00f9 parti d\u2019Italia. Purtroppo queste scelte ricadono, senza possibilit\u00e0 di discussione, sulla guida di molte Strutture operative negli ospedali: i risultati spesso sono in contrasto con gli interessi del Sistema sanitario, e producono esiti molto critici.<\/p>\n\n\n\n<p>La Giunta Fedriga all\u2019inizio del mandato sembrava orientata a porre rimedio ad alcuni di questi errori: ha approvato una riforma delle Aziende sanitarie che di fatto riprende quella della Giunta Illy (mai divenuta legge) e fa finalmente coincidere i territori delle aziende con le 3 Aree Vaste gi\u00e0 identificate sin dalla legislazione degli anni \u201990 (da molti ritenuta di buona qualit\u00e0 strategica), ed aveva rapidamente disdettato il Protocollo d\u2019intesa Regione Universit\u00e0, sottoscritto dalla Presidente Serracchiani e fortemente sbilanciato a favore degli interessi del mondo universitario. Oltre a ci\u00f2, la Giunta Fedriga sembrava andare sulla strada giusta ripristinando un organismo di gestione del Sistema con le competenze della ex Agenzia (ARCS), con alcune nuove aree di intervento coerenti con fabbisogni emergenti. Ci\u00f2 che di buono poteva venire da queste scelte \u00e8 stato vanificato prima dalla riproposizione in legge del vecchio protocollo d\u2019intesa appena disdettato e poi dalla approvazione di un nuovo protocollo, ancora pi\u00f9 sbilanciato a vantaggio del sistema universitario. L\u2019errore pi\u00f9 grave, per\u00f2, \u00e8 stato probabilmente preporre alla guida dei nuovi Enti dirigenti i cui curricula, in molti casi, non sono all\u2019altezza della complessit\u00e0. La Giunta, infatti, pur avendo attivato una procedura di selezione con criteri condivisibili, e pur avendo a disposizione alcune tra le migliori professionalit\u00e0 del management sanitario, ha preferito fare scelte diverse lasciando che 4-5 tra i pi\u00f9 brillanti Direttori generali italiani andassero a fare la fortuna di altre regioni, dal Veneto al Lazio, dalla Lombardia all\u2019Emilia Romagna con risultati talora clamorosi (si veda la performance della Regione Lazio durante la pandemia).<\/p>\n\n\n\n<p>Difficile che una simile catena di errori nei tre lustri passati, condivisi da tutti gli schieramenti politici, non abbia effetti pesanti sul Sistema Sanitario Regionale: effetti che si vedono ogni giorno, a cominciare dai percorsi misteriosi e sorprendenti che caratterizzano la produzione degli atti aziendali, tutti recentemente bocciati per essere poi incredibilmente annunciati come approvati, ma che si leggono anche nei rapporti di diversi Istituti di analisi e ricerca, nei rapporti del Piano nazionale esiti di AGENAS e, forse, anche nei dati di mortalit\u00e0 per Covid.<\/p>\n\n\n\n<p>Difficile porre rimedio a breve: probabilmente rivedere profondamente i rapporti con l\u2019Universit\u00e0, ripristinando i ruoli di ciascuno (oggi di fatto sono i Consigli di Dipartimento delle Universit\u00e0 che guidano il Sistema), e programmare una selezione delle Direzioni generali con diversi criteri per il futuro sono le due questioni pi\u00f9 urgenti che qualsiasi Giunta dovr\u00e0 affrontare nei prossimi anni. Per quanto riguarda i rapporti con l\u2019Universit\u00e0, \u00e8 indispensabile anche poter disporre di analisi relative alla performance delle strutture cliniche in rapporto al numero di studenti e specializzandi, ed al loro utilizzo in ambito operativo.<\/p>\n\n\n\n<p>Risulta tuttavia automatico un certo pessimismo per il futuro, data l\u2019esperienza di un progressivo minor coinvolgimento delle associazioni sindacali della dirigenza medica e sanitaria nella programmazione, con i risultati appena citati, fino alla recente totale loro scandalosa esclusione dall\u2019importante percorso che ha portato all\u2019approvazione del protocollo d\u2019intesa regione universit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 auspicabile che i prossimi Giunta, Consiglio ed Amministrazione Regionale cambino direzione, applicando criteri di maggior trasparenza e condivisione con le suddette associazioni sindacali, e con chi sia autorevolmente impegnato nell\u2019interesse e tutela del servizio Sanitario Nazionale e Regionale. Questo potrebbe finalmente portare, o contribuire, ad una positiva inversione di tendenza dell\u2019attuale scarsa attrazione della sanit\u00e0 regionale. Questa era un tempo fiore all\u2019occhiello di quella nazionale, ma l\u2019attuale situazione \u00e8 dimostrata dall\u2019evidente fuga dei Medici dalle strutture della sanit\u00e0 pubblica e dalla ridotta e talora nulla partecipazione ai concorsi per dirigenti o persino primari\/direttori delle strutture.<\/p>\n\n\n\n<p>Non possiamo attribuire colpe specifiche per questa fuga, oppure semplicemente attribuirla ad una carente programmazione del passato o ad una ridotta motivazione dei giovani, come dichiarato da qualcuno. Il meccanismo \u00e8 purtroppo noto e multifattoriale: turni di lavoro spesso massacranti, causati da tagli e riduzioni degli organici o mancate assunzioni; scarso riconoscimento dato ai Professionisti, con premialit\u00e0 decisamente simboliche; ridotta partecipazione alle scelte organizzative e, come gi\u00e0 ricordato, progressiva riduzione del coinvolgimento delle associazioni sindacali fino al totale loro mancato ascolto.<\/p>\n\n\n\n<p>Frustrare o ignorare la disponibilit\u00e0 collaborativa dei Professionisti che vivono e animano il sistema non \u00e8 un buon inizio, e neppure una strategia vincente per il futuro.<\/p>\n\n\n\n<p>AAROI-EMAC &#8211; Alberto Peratoner<br>ANAAO-ASSOMED &#8211; Valtiero Fregonese<br>ANPO-ASCOTI &#8211; Antonio Maria Miotti<br>FASSID Stefano &#8211; Smania<br>FP CGIL Calogero &#8211; Anzallo<br>FVM &#8211; Patrizia Esposito<br><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Negli ultimi 15 anni sono stati commessi, secondo chi scrive, 5 errori gravi nella politica sanitaria le cui conseguenze vanno oltre il dato contingente&#8221;. 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