{"id":31338,"date":"2023-02-10T16:27:33","date_gmt":"2023-02-10T15:27:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.aaroiemac.it\/notizie\/?p=31338"},"modified":"2023-03-01T11:27:50","modified_gmt":"2023-03-01T10:27:50","slug":"carbon-footprint-quale-impronta-lasciano-sul-pianeta-gli-anestesisti-italiani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aaroiemac.it\/notizie\/?p=31338","title":{"rendered":"Carbon footprint: quale impronta lasciano sul pianeta gli anestesisti italiani?"},"content":{"rendered":"\n<p>Nell&#8217;intervista di Sanit\u00e0 Informazione, il Presidente Nazionale AAROI-EMAC, Alessandro Vergallo ha risposto alla domanda sul livello di Carbon fotoprint delle sale operatorie italiane.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abIl livello di carbon footprint (impronta di carbonio) delle sale operatorie italiane \u00e8 progressivamente sempre pi\u00f9 ecocompatibile, grazie all\u2019evoluzione delle tecnologie di cui disponiamo\u00bb. Ad assicurarlo \u00e8&nbsp;<strong>Alessandro Vergallo<\/strong>, presidente dell\u2019AAROI-EMAC, l\u2019Associazione Anestesisti Rianimatori Ospedalieri Italiani \u2013 Emergenza Area Critica, dopo che l\u2019inquinamento causato dagli anestetici inalatori \u00e8 finito sotto la lente dei ricercatori dell\u2019Henry Ford Hospital&nbsp;di Detroit.<\/p>\n\n\n\n<h3>Lo studio dell\u2019Henry Ford Hospital<\/h3>\n\n\n\n<p>Attraverso uno&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.sanitainformazione.it\/ambiente\/anestesia-chi-e-disposto-a-diminuirne-le-dosi-in-sala-operatoria-per-salvare-il-pianeta\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><strong>studio ad hoc<\/strong><\/a><a href=\"https:\/\/www.sanitainformazione.it\/ambiente\/anestesia-chi-e-disposto-a-diminuirne-le-dosi-in-sala-operatoria-per-salvare-il-pianeta\/\">,<\/a>&nbsp;che ha esaminato i dati relativi a 13 mila pazienti, raccolti in sette mesi, da marzo a settembre 2021, i medici del Michigan hanno dimostrato che l\u2019anestesia inalatoria rappresenta fino allo 0,1% della carbon footprint globale. Utilizzare un anestetico per via inalatoria per una sola ora produrrebbe lo stesso impatto sull\u2019atmosfera di un\u2019auto che percorre quasi 500 miglia (804,672 Km). In base ai risultati ottenuti i medici dell\u2019Henry Ford Hospital&nbsp;hanno fissato un preciso obiettivo: ridurre l\u2019uso di anestesia inalatoria a&nbsp;<strong>meno di 3 litri minuto<\/strong>&nbsp;per intervento chirurgico.<\/p>\n\n\n\n<h3>In Italia anestesia a prova di carbon footprint<\/h3>\n\n\n\n<p>\u00abQuest\u2019obiettivo gli anestesisti italiani \u2013 assicura Vergallo \u2013 lo hanno gi\u00e0 raggiunto da tempo\u00bb. Sono due le principali innovazioni che hanno contribuito a rendere le nostre sale operatorie a prova di carbon footprint: l\u2019introduzione dell\u2019anestesia endovenosa e l\u2019ammodernamento dei sistemi di ventilazione per anestesia. \u00abSono ormai vent\u2019anni che l\u2019anestesia inalatoria \u00e8 sempre meno utilizzata nelle sale operatorie italiane, grazie anche al forte sviluppo dell\u2019<strong>anestesia endovenosa<\/strong>&nbsp;e delle tecniche di anestesia loco-regionali. La situazione \u00e8 ulteriormente migliorata anche grazie all\u2019introduzione di ventilatori che consentono bassi flussi delle miscele gassose utilizzate nell\u2019anestesia generale inalatoria\u00bb, racconta l\u2019anestesista.<\/p>\n\n\n\n<h3>L\u2019eccezione che conferma la regola<\/h3>\n\n\n\n<p>\u00abI progressi in tali ambiti non solo contribuiscono a rispettare maggiormente l\u2019ambiente, ma offrono anche vantaggi clinici, tra cui un miglior controllo della temperatura corporea del paziente in corso di anestesia generale con circuiti chiusi o semichiusi. Tuttavia, l\u2019anestesia generale per via inalatoria, in alcuni casi anche ad elevati flussi, che tecnicamente si definisce a circuito aperto, non \u00e8 sempre evitabile. In alcuni ambiti, per esempio in anestesia pediatrica, a volte pu\u00f2 rendersi necessaria l\u2019induzione dell\u2019anestesia generale per via inalatoria, senza poter eliminare o ridurre l\u2019inquinamento ambientale nei primi minuti\u00bb, dice Vergallo.<\/p>\n\n\n\n<h3>I sistemi di ventilazione italiani sono moderni<\/h3>\n\n\n\n<p>Ma anche nelle sale operatorie in cui l\u2019anestesia inalatoria non \u00e8 completamente in disuso i livelli di carbon footprint&nbsp;restano comunque i pi\u00f9 bassi possibile. \u00abSolo i sistemi di ventilazione per anestesia pi\u00f9 antiquati non consentono bassi flussi \u2013 dice Vergallo -. E queste apparecchiature, piuttosto obsolete, sono state ormai dismesse quasi ovunque. I&nbsp;<strong>sistemi di ventilazione<\/strong>&nbsp;pi\u00f9 utilizzati sono quelli semichiusi che consentono di restare decisamente al di sotto della soglia indicata come limite massimo dagli studiosi del Michigan, ovvero in media, per un paziente adulto, 3 litri al minuto. Se il sistema di ventilazione adoperato \u00e8 chiuso la soglia cala ulteriormente, assicurando un utilizzo al di sotto del litro al minuto. Inoltre, la miscela utilizzata \u00e8 composta da gas alogenato (la sostanza inquinante) solo in minima percentuale, circa l\u20191-1,5%\u00bb, sottolinea il presidente dell\u2019AAROI-EMAC,<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Dalla carbon footprint ai rifiuti speciali<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ma l\u2019emissione in atmosfera di gas inquinanti e la misurazione della&nbsp; carbon footprint non sono gli unici aspetti che preoccupano gli ambientalisti. Nelle sale operatorie, cos\u00ec come negli altri reparti ospedalieri, vengono utilizzati strumenti e dispositivi in materiali non riciclabili. \u00abUsiamo quotidianamente notevoli quantit\u00e0 di mascherine, guanti, siringhe. Tutti rifiuti che, per la presenza di materiale organico, sono considerati speciali. Per questo, anche laddove si provvedesse alla sostituzione di questi dispositivi in materiale plastico con altri ecocompatibili la catena di smaltimento resterebbe la stessa: andrebbero separati da tutti gli altri rifiuti, seppur ugualmente riciclabili, e trattati come \u201cspeciali\u201d, in quanto inevitabilmente&nbsp;<strong>contaminati da materiale organico pericoloso<\/strong>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<h3>La sicurezza prima di tutto<\/h3>\n\n\n\n<p>Una prima e pi\u00f9 immediata soluzione potrebbe essere l\u2019utilizzo di materiali che, seppur non riciclabili insieme a tutti gli altri (perch\u00e9 contaminati), possano essere almeno biodegradabili. \u00abSono certo che gli anestesisti italiani sarebbero pronti e disposti ad utilizzare materiali ecocompatibili, cos\u00ec come in passato hanno ridotto progressivamente l\u2019uso dell\u2019anestetico inalatorio. Ovviamente \u2013 conclude Vergallo \u2013 a patto che i materiali siano stati adeguatamente testati, in modo da&nbsp;<strong>garantire la sicurezza&nbsp;<\/strong>sia dei medici che dei pazienti\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;intervista al link:<strong><a href=\"https:\/\/www.sanitainformazione.it\/ambiente\/carbon-footprint-quale-impronta-lasciano-sul-pianeta-gli-anestesisti-italiani\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"> https:\/\/www.sanitainformazione.it\/ambiente\/carbon-footprint-quale-impronta-lasciano-sul-pianeta-gli-anestesisti-italiani\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nell&#8217;intervista di Sanit\u00e0 Informazione, il Presidente Nazionale AAROI-EMAC, Alessandro Vergallo ha risposto alla domanda sul livello di Carbon fotoprint delle sale operatorie italiane.<\/p>\n","protected":false},"author":35358,"featured_media":31339,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_links_to":"","_links_to_target":""},"categories":[644,28],"tags":[870,868,869],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.aaroiemac.it\/notizie\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/31338"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.aaroiemac.it\/notizie\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.aaroiemac.it\/notizie\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aaroiemac.it\/notizie\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/35358"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aaroiemac.it\/notizie\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=31338"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.aaroiemac.it\/notizie\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/31338\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":31634,"href":"https:\/\/www.aaroiemac.it\/notizie\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/31338\/revisions\/31634"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aaroiemac.it\/notizie\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/31339"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.aaroiemac.it\/notizie\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=31338"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aaroiemac.it\/notizie\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=31338"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aaroiemac.it\/notizie\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=31338"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}