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Ai Medici conviene il riscatto della laurea?

Il parere dell´Esperto

Pubblicato il 22/05/2019

 

 

Per i medici che iniziavano il loro rapporto di dipendenza era il primo atto, spesso suggerito dagli stessi funzionari degli ospedali, al momento della assunzione: provvedere al riscatto degli anni di laurea e/o di specializzazione. Il pagamento sarebbe, infatti, avvenuto anni dopo ma con soldi legati all’ iniziale retribuzione e spesso svalutati. Anche, se nel tempo, le cifre richieste si sono fatte più elevate si pone il problema della sua convenienza. Intanto, già nel passato si era data la possibilità, rivolta ai neo laureati o ai giovani, di prevedere una spessa ridotta. Il meccanismo consente di parametrare i contributi volontari in base all’ultima dichiarazione dei redditi e per chi non lavora viene considerato un reddito base. Per chi lavora i contributi, calcolati sull’ultimo stipendio percepito, versati all’ente previdenziale sono interamente deducibili dall’imponibile fiscale. Per i periodi precedenti il 1° gennaio 1996, e quindi, facenti anzianità nel sistema retributivo, il calcolo è complesso basandosi su vari fattori variabili quali il sesso, gli anni di contribuzione versata, l’età. Ma è comunque ricavabile con l’aiuto di specifiche tabelle che ne consentono una più facile identificazione. La somma da pagare si può versare in un’unica soluzione, oppure a rate, fino a 10 anni, con 120 rate mensili non gravate da interessi.

Nel sistema contributivo, per i periodi di studio da riscattare ricadenti successivamente al 31 dicembre 1995, le aliquote di calcolo sono elevate, allineandosi a quelle previste per i contributi versati sia dal lavoratore sia dal datore di lavoro nel corso del rapporto d’impiego con un’aliquota che viaggia intorno al 33 per cento della retribuzione annua lorda per ogni anno riscattato. Per chi non lavora si considera quale reddito di riferimento quello stabilito dalla legge per artigiani e commercianti. Riscattare un anno di laurea costa, a chi non lavora, circa 5.000 euro. Questo stesso vantaggio, di riscatto agevolato, è stato introdotto anche per coloro che, pur già avendo un reddito personale, intendano riscattare gli anni di studio alla sola condizione però che questi ricadano temporalmente nel sistema di calcolo contributivo. La legge n. 4/2019 ha infatti consentito di riscattare questi periodi con un versamento, per ogni anno da riscattare, di 5.241 euro. Il vantaggio che appare evidente per l’esiguità dell’importo in relazione a quanto sarebbe dovuto con le regole generali ad un’attenta analisi delle sue ricadute future non è sempre particolarmente conveniente. Infatti se consideriamo che questa agevolazione potrebbe riguardare, per i più anziani, soprattutto gli attuali quarantenni con laurea conseguita quindi a metà degli anni 90, si tratta di una scelta piuttosto lontana dal periodo di pensionamento. Valutazione estensibile ancora di più per i più giovani. Si prevedono, infatti, per il futuro almeno 67 anni d’età anagrafica ovvero, per quella “anticipata” almeno 41 anni. Per i nati negli anni 70 il riscatto poterebbe benefici ridotti dato che il traguardo per entrambe le modalità di uscita verrebbero raggiunti quasi in contemporanea.

Ricordiamo, anche, che per la pensione calcolata interamente con il sistema contributivo è prevista una riduzione gratuita di tre anni, quindi a 64 anni, rispetto a quella normale di vecchia di 67. Il contributo modesto darà poi una ricaduta del trattamento anch’esso modesto essendo il coefficiente di trasformazione intorno al 5,5 per cento. E trentamila euro di esborso di oggi darebbero domani un incremento di poco superiore ai 120 euro mensili. Resta, quindi, il dubbio che l’investimento previsto possa essere indirizzato ad altre forme di risparmio. Uno strumento che potrebbe essere alternativo al riscatto è rappresentato dalla adesione alla previdenza complementare, il così detto “secondo pilastro” previdenziale.

Si tratta, quindi, di un’opzione da valutare con attenzione soprattutto per chi ha diversi decenni di lavoro davanti a sé anche in considerazione delle sempre possibili variazioni legislative da una parte ma anche, è giusto ricordare, dei cambiamenti di rotta dei mercati finanziari dall’altra.

Claudio Testuzza
Esperto in materia previdenziale

 

 

 

 

 

 

 

 

              

 

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