Convegno COSMED, l’intervento del Presidente AAROI-EMAC
Nel corso del Convegno COSMED che si è svolto martedì 31 marzo a Palazzo Wedekind a Roma dal titolo “Proposte e Innovazioni per la Previdenza Pubblica. Tutelare il risparmio previdenziale e il welfare dei lavoratori pubblici attraverso norme innovative e contratti di lavoro adeguati” è intervenuto il Presidente Nazionale AAROI-EMAC, Alessandro Vergallo.
Di seguito la sintesi dell’intervento e il video:
“Il nostro sistema previdenziale, al di là dei principi solidaristici che ne costituiscono il fondamento e che nessuno mette in discussione, nasce in un contesto storico completamente diverso da quello attuale. Era un sistema sostenibile perché costruito su un equilibrio demografico favorevole: molti lavoratori attivi e relativamente pochi pensionati. Su questa base è stato strutturato come sistema a ripartizione, non a capitalizzazione.
Oggi, semplicemente, questo equilibrio non esiste più. E questo è il primo, grande nodo. Un sistema in cui i contributi dei lavoratori finanziano le pensioni correnti non regge più di fronte ai cambiamenti demografici e occupazionali che stiamo vivendo.
Le prospettive per le giovani generazioni sono sotto gli occhi di tutti: chi entra oggi nel mondo del lavoro rischia di percepire, a fine carriera, poco più del 50% dell’ultimo stipendio. È un dato che dovrebbe preoccuparci profondamente, perché mette in discussione la tenuta stessa del patto sociale su cui si fonda il sistema.
C’è poi un altro elemento che merita di essere evidenziato con forza: il peso dell’IRPEF. Come è stato giustamente ricordato, il grosso del gettito proviene da chi paga le tasse alla fonte, cioè lavoratori dipendenti e pensionati. Ma ciò che è ancora più critico è che il sistema previdenziale pubblico si regge sempre di più proprio su questo stesso bacino. In sostanza, siamo di fronte a un meccanismo in cui i lavoratori finanziano, con i loro contributi e con le loro imposte, un sistema che continua a crescere in termini di fabbisogno.
Questo è un paradosso. Perché se è vero che il sistema deve rimanere solidaristico, è altrettanto vero che non può prescindere dal principio contributivo. È esattamente per questo che il sistema retributivo non poteva essere sostenibile nel lungo periodo: funzionava finché la platea dei lavoratori cresceva più rapidamente di quella dei pensionati. Quando questo equilibrio si rompe, il sistema entra inevitabilmente in crisi.
Permettetemi infine una riflessione che riguarda alcune categorie, tra cui quella dei dirigenti medici sanitari. Si tratta di categorie in cui la progressione di carriera, sia sul piano professionale che economico, è stata storicamente limitata rispetto ad altre categorie del pubblico impiego. Nel vecchio sistema retributivo, questo si traduceva in una penalizzazione evidente rispetto a chi, invece, beneficiava di carriere più dinamiche e quindi di trattamenti pensionistici più favorevoli.
La provocazione che vorrei lasciare è questa: dobbiamo continuare a considerare il sistema previdenziale come un pilastro di solidarietà sociale, ma allo stesso tempo iniziare a ragionare seriamente su elementi di capitalizzazione. Ciò che ciascuno versa deve essere, almeno in parte, tutelato e riconoscibile, in modo coerente con l’aspettativa di un assegno pensionistico adeguato rispetto al reddito da lavoro.
Se non affrontiamo questo nodo, rischiamo di compromettere la fiducia delle nuove generazioni nel sistema stesso“.
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