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Carenza di Medici Anestesisti Rianimatori in Puglia, le parole del Dr Antonio Amendola

L’intervista del Dr Antonio Amendola, Presidente AAROI-EMAC Puglia, alla Gazzetta del Mezzogiorno.

“Sono pochi e non ce la fanno. Sono all’incirca 700 ma più della metà (400) mancano all’appello. Sono i camici bianchi dei reparti di Anestesia e Rianimazione degli ospedali pugliesi, costretti ad un surplus di lavoro e di responsabilità a causa degli organici dimezzati.

«In realtà le carenze principali riguardano i medici dell’emergenza urgenza, branca che invece va garantita prioritariamente a livello nazionale. Non è possibile fare un’opera di devoluzione sull’emergenza-urgenza», commenta Antonio Amendola, medico anestesista in servizio al Policlinico di Bari e segretario regionale di Aaroi-Emac, l’Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani – Emergenza area critica. Insomma, in Puglia non è cambiato nulla dai giorni più dolorosi della pandemia. In tutte le aziende pugliesi l’organico è insufficiente soprattutto nei servizi di emergenza-urgenza.

«Le carenze di anestesisti-rianimatori a livello regionale corrispondono più o meno al numero di specialisti (all’incirca 400) che in dieci anni vengono preparati e “sfornati” dalle nostre Scuole di specializzazione. Ma con il blocco delle assunzioni, molti dei neo anestesisti-rianimatori sono costretti ad emigrare in altre Regioni o addirittura all’estero vanificando gli investimenti regionali se si considera che per formare ogni specialista servono circa 300mila euro». L’inserimento degli specializzandi degli ultimi due anni nel contesto dell’attività ordinaria d’altra parte non può considerarsi un’alternativa alla carenza atavica di anestesisti rianimatori.

«Teniamo presente – chiarisce il rappresentante sindacale di Aaroi Emac – che, non essendo ancora specialisti, non possono essere impiegati a pieno titolo, vanno tenuti fuori dai turni di emergenza-urgenza e inseriti in un contesto ospedaliero dietro la guida di un tutor-specialista».

A nulla varrebbero anche le assunzioni «a gettone» che in altre Regioni hanno contribuito a risolvere parzialmente il problema della carenza di anestesisti-rianimatori. «Le procedure di reclutamento del personale nelle pubbliche amministrazioni non può che essere quella concorsuale ribatte Antonio Amendola -. Ogni altra procedura che, nel corso degli anni, ha stravolto l’organizzazione del Servizio Pubblico e alimentato a dismisura l’esercito dei precari, va rigettata. La fuga verso altri territori, anche esteri, dei nostri “ragazzi” è determinata dalle pessime condizioni di lavoro, dai contratti a termine, dalla scarsa attrattività economica e da una falsa meritocrazia dominata dal favoritismo e clientelismo. Su questi fronti si deve lavorare per rendere la nostra specializzazione più attrattiva»”.

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