Convegno AAROI-EMAC: il saluto di apertura del Presidente Nazionale
Il saluto di apertura del Presidente Nazionale AAROI-EMAC, Alessandro Vergallo, al convegno “Lavoro e Capitale Umano: le sfide per il futuro” che l’Associazione ha organizzato il 18 Febbraio presso Palazzo Wedekind a Roma.
“Desidero innanzitutto ringraziare a nome dell’AAROI-EMAC per aver accolto l’invito a partecipare a questo Convegno, che apro con una breve introduzione, in modo da lasciare più spazio ai contributi e agli interventi in programma.
In generale, in un mondo in cui la domanda di beni e servizi evolve a ritmi sempre più rapidi, un’Organizzazione del Lavoro dei Professionisti necessari per mantenere adeguata l’offerta interessa a livello globale tutti i Sistemi Produttivi, ma assume un rilievo particolare per i cosiddetti “Sistemi Complessi”, i quali per definizione sono caratterizzati da una disponibilità di risorse umane, tecnologiche, di materiali e di flussi informativi finalizzata alla trasformazione di input in prodotti finiti o in servizi da immettere sul mercato.
Sotto questo profilo, tutti i Sistemi Sanitari del mondo possiedono queste caratteristiche, ma – diversamente dai Sistemi Produttivi di tipo meramente economico – “producono” salute.
Il Servizio Sanitario Nazionale del nostro Paese, in particolare, ha inoltre come suo principio etico fondante un’universalità solidaristica basata su una sostanziale gratuità delle cure, almeno quelle rientranti nei LEA, che a prescindere dal loro costo, anche quando sono erogate dalla Sanità Privata in regime di convenzionamento, gravano collettivamente sui Contribuenti.
Questo pone il nostro SSN nettamente al di sopra delle leggi di mercato, ma non di quelle che ne regolano la sostenibilità economica, dato che la realizzazione concreta delle sue finalità e la sua adeguatezza rispetto all’evoluzione degli assetti sociali dipendono in primis dagli stanziamenti pubblici.
Una buona parte dalla spesa pubblica per la Sanità, che tende inevitabilmente ad aumentare nel tempo in ragione di numerosi fattori la cui sommatoria complessiva si traduce in una tendenziale crescita continua dei bisogni di salute, è necessaria per remunerare il personale che ne assicura le prestazioni.
Ma per troppi anni nel nostro Paese i tentativi di razionalizzazione della spesa per la Sanità hanno colpito con tagli lineari soprattutto le remunerazioni del personale nel settore pubblico, e di riflesso anche nel settore privato, esitando oltretutto, almeno nel sistema pubblico, pur di garantire i servizi, in un ricorso a personale operante in regimi di lavoro atipici, a causa di una progressiva insufficienza, non solo e non tanto numerica, di Medici e Infermieri disponibili a lavorare con contratti di lavoro di livello collettivo nazionale.
Paradossalmente, si è così verificato un aumento di spesa che per i settori specialistici – ad iniziare dalla MEU Soccorso e dll’ARTID – resi meno attrattivi anche dal peggioramento delle condizioni di lavoro ha addirittura oltrepassato quella storica, e ha avuto riflessi negativi anche sull’efficienza, sull’efficacia e sull’integrazione delle prestazioni erogate nei percorsi aziendali di diagnosi e cura. Alcuni passi per valorizzare il personale di questi settori sono già stati fatti, ma ne occorrono ancora altri.
Per troppi anni, inoltre, in Italia è mancata un’adeguata programmazione del numero di Professionisti Sanitari da formare e da rendere disponibili per le nuove assunzioni, che tenesse conto quantomeno del fisiologico ricambio generazionale; su questo versante, solo negli ultimi tempi abbiamo assistito ad una corsa ai ripari, che però potranno aver effetto benefico non prima di qualche lustro, e comunque meritano fin d’ora alcuni perfezionamenti.
Su un altro versante, le più o meno recenti iniziative di riorganizzazione delle modalità di lavoro nel SSN, messe in campo anche in funzione dello sviluppo delle diverse componenti multi-professionali e della loro integrazione, potranno a loro volta aver effetti positivi solo se, oltre che implementare la qualità e la sicurezza dei percorsi diagnostico-terapeutici, saranno realizzate evitando sia sovrapposizioni di competenze, sia drenaggi osmotici tra le risorse economiche contrattualmente riservate a ciascun profilo o stanziate per obiettivi specifici in proporzione alle corrispondenti attese di risultato.
Il miglioramento del benessere lavorativo di tutti i Professionisti della Sanità (il “Capitale Umano” il cui tema è al centro del Convegno), che è fondamentale anche per massimizzarne il rendimento, resta poi un’altra materia di confronto tra Istituzioni, Esperti e Parti Sociali affinché possano essere individuate e adottate strategie condivise orientate all’interesse collettivo e alla tutela del diritto alla salute”.
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