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Si al nuovo ospedale di Isernia: perché e a quali condizioni

E’ di questi giorni  la notizia della richiesta della Regione Molise rivolta alla Città di Isernia di individuare un’area dove realizzare un nuovo Ospedale; richiesta che ha suscitato un vivo dibattito, con opposte prese di posizione da parte di esponenti di alcuni Enti Locali tra chi è decisamente favorevole,  chi, invece, è decisamente contrario e chi, come il Sindaco della Città, che ritiene siano necessari chiarimenti ad esempio relativamente alla convenienza della sua realizzazione rispetto all’ eventuale adeguamento di quello esistente.

La Sezione Molise dell’Associazione Anestesisti Rianimatori Ospedalieri Italiani Emergenza Area Critica che lo scrivente rappresenta ritiene di poter dare un contributo al dibattito sull’argomento proponendo ai decisori politici, ma anche alla cittadinanza le seguenti considerazioni e riflessioni.

In primis va ricordato che il  Presidente Toma già nell’ anno 2018 dichiarava che l’Ospedale Veneziale di Isernia è una struttura a “rischio sismico” essendo stato realizzato in tempi in cui la normativa antisismica era meno stringente rispetto a quella attuale. (PrimoNumero del 25.10.2018) tanto che l’adeguamento strutturale fu  riconosciuto anche dal governo, infatti, in quell’anno il Ministero della Salute trasmise al ministero della Finanze l’elenco degli interventi di edilizia sanitaria necessari includendovi il Presidio Ospedaliero Ferdinando Veneziale.

Ciò premesso, si ritiene che, al di là degli aspetti strutturali antisismici (che richiedono competenze che non sono prettamente sanitarie come quelle di chi scrive) la costruzione di un nuovo Ospedale consentirebbe di risolvere tutta una serie di carenze dell’attuale struttura che difficilmente, invece, sarebbero risolvibili con un adeguamento/ristrutturazione. Manca, ad esempio, una piazzola per consentire l’elisoccorso che risulta difficile immaginare nell’attuale aerea ospedaliera e che al giorno d’oggi si ritiene indispensabile per garantire le reti dell’emergenza-urgenza, soprattutto in considerazione dei numerosi trasferimenti di pazienti che sono necessari da un Ospedale Spoke ad uno Hub.

Gli spazi ad oggi a disposizione di diverse Unità Operative, in specie di Pronto Soccorso e Rianimazione nel blocco urgenza-emergenza sono  inadeguati alle esigenze dell’utenza e dei professionisti sanitari, soprattutto dopo il ridimensionamento degli ospedali di Venafro ed Agnone. In una struttura nuova, invece, oltre che spazi adeguati, si potrebbero realizzare percorsi e ambienti idonei all’assistenza di pazienti affetti da malattie diffusive e contagiose. La scienza, infatti, prevede nuove pandemie, non potendo, tuttavia, precisare il momento esatto in cui si verificheranno.

In una nuova struttura potranno essere ricompresi un Ospedale di Comunità con 20 posti letto e un Hospice con 10 posti letto che il nuovo DM71, di recente trasmesso dal Ministero della Salute alle Regioni, prevede rispettivamente ogni 50.000 – 100.000 abitanti e ogni 100.000 abitanti. Avere queste unità in un unico nuovo complesso edilizio o in blocchi interconnessi al nuovo ospedale eviterebbe le complicazioni, i disagi e i costi gestionali legati al trasferimento dei pazienti da una struttura all’altra.

Un nuovo ospedale potrà essere improntato a moderni criteri di risparmio energetico e di qualità dell’aria al suo interno, rispondendo maggiormente alle esigenza di benessere e di sicurezza dei pazienti e degli operatori.

Che si preveda un ospedale ex novo o una ristrutturazione con adeguamento antisismico dell’esistente occorre, tuttavia, sollecitare tutti i decisori politici coinvolti a risolvere con estrema urgenza la grave carenza di medici specialisti e di professionisti sanitari senza i quali non si potranno mai offrire prestazioni adeguate alla popolazione col risultato di sperperare risorse per scatole vuote.

David Di Lello
Presidente AAROI-EMAC Molise

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